Il PD con Walter Veltroni ripete dall’inizio della campagna elettorale che stiamo attraversando una crisi economica profonda. Ha persino evocato la crisi del 1929. Il PDL, invece, si limita a sostenere che i “tempi sono duri”, Berlusconi ci comunica la sua preoccupazione circa il futuro risanamento del paese..Insomma dobbiamo rassegnarci a fare sacrifici. Tremonti si è sbilanciato puntando il dito contro la globalizzazione come fattore responsabile della crisi. Ma le soluzioni sul tappeto rimangono i sacrifici degli italiani.

Le cose, in realtà, non stanno come dicono: questa convergenza di vedute manifesta soltanto l’implicito accordo sulle politiche generali: PD-PDL. La crisi non è economica, è dello Stato Sociale. Il rischio di una stabilità irreversibile di un Welfare minimale, ossia ridotto ai minimi termini, dove chi ha i soldi può pagarsi i servizi (pensione, la sanità, ecc.) mentre chi non li ha si deve accontentare di vivere ai margini della società, dipende da quanto saranno stabili le politiche queste politiche PD-PDL, dipende da quanto i “centrismi variabili” si spostano nella direzione delle forze reazionarie italiane, dipende, in sostanza, da quanto la Sinistra in Italia riesce ad affermarsi per ostacolare ed evitare questi disastrosi eventi.

La crisi del mercato è una crisi fisiologica del Capitalismo, tipica delle sue fasi di espansione, dove si riduce l’attività produttiva e s’intensificano le speculazioni finanziarie.

La Banca Europea, sotto ricatto delle attività finanziarie mondiali, arriva a finanziare solo in un giorno, con 54 miliardi di euro le principali Banche degli Stati d’Europa, per le “perdite” di Borsa. Quei soldi appartengono ai contribuenti degli Stati Europei e quelle “perdite”, in realtà sono speculazioni e, quindi, “vincite” delle imprese quotate in Borsa. Un titolo di una multinazionale che perde quota in borsa, in realtà produce utili alla società: è una perdita fittizia, poiché fa parte della speculazione decisa dai grandi monopoli capitalistici mondiali. Nei giorni a seguire, quel titolo tornerà alle postazioni di partenza. Le grandi imprese, in questa fase storica, hanno deciso di disinvestire nell’attività produttiva per incrementare lo sviluppo delle speculazioni. Cosa dire dei prodotti derivati con cui si sono indebitati molti comuni italiani? La speculazione delle banche trasforma l’economia reale in economia finanziaria, rastrellando non solo i risparmi dei piccoli risparmiatori, ma anche i soldi degli Enti Pubblici.

Il rischio di una recessione esiste ma non nei termini dell’ideologia del PD e del PDL, (ciascuno con le sue lobby di riferimento), che vorrebbero proteggere questo tipo di mercato malsano. Al contrario, senza un freno alle speculazioni finanziarie, la forbice tra economia finanziaria, “virtuale” ed economia reale potrebbe portare al collasso del sistema. Del resto, le misure Keynesiane del dopo-guerra, servivano a proteggere l’economia ed il commercio tra gli Stati membri, attraverso degli equilibri internazionali di compensazione dei deficit commerciali nei confronti delle Nazioni più deboli (accordi di Bretton Woods). Oggi la crescente tendenza del libero mercato alla “finanziarizzazione dell’economia, attraverso le speculazioni, ha prodotto il contrario delle misure di contenimento degli anni ’50. Da qui, le politiche di rallentamento dell’attività produttiva, il calo dei salari, l’aumento dei prezzi, in particolare del petrolio, l’indebolimento dello Stato Sociale in generale.

L’ art. 3 della nostra costituzione recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , razza, lingua, religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana..

Negli ultimi 25 anni, dopo un periodo in cui si erano realizzati importanti risultati riguardo alla costruzione del welfare, basti pensare, alla istituzione della previdenza pubblica, del servizio sanitario nazionale, allo statuto dei lavoratori, all’equo canone, lo sviluppo di una scuola per tutti, il ritorno di politiche liberiste, hanno restaurato per mezzo di privatizzazioni aggressive, una progressiva riduzione della spesa pubblica, un capitalismo selvaggio che intende appropriarsi dei settori vitali del welfare sottoponendoli alla logica del profitto, cancellando quei principi di uguaglianza e libertà contenuti nell’art. 3 della costituzione. Di fronte alla drammatica frantumazione dei legami sociali e all’impoverimento di massa che le politiche “contro- welfare” hanno provocato, Il PD e il PDL, rispondono con sostanziale assenza di progettualità pubblica, privilegiando le politiche monetariste di riduzione della spesa pubblica e delle tasse e lasciando, quindi, il welfare nelle mani del mercato e della speculazione finanziaria.

Il Welfare non deve avere il conflitto di interessi che sposta le risorse economiche destinate ai soggetti svantaggiati nelle tasche dei soggetti privati, mettendo in piedi fatiscenti strutture ed organismi assistenzialistici, indecorosi per la dignità umana e civile di chiunque.

Stando alle calcagne di una Destra così aggressiva, nello smantellamento della cultura Pubblica di uno Stato, Veltroni corre il pericolo di abbattere pilastri importanti conquistati nel Novecento, in tema di Welfare e di benessere per la collettività.

La sinistra pensa ad un welfare pubblico un area dell’economia interamente sottratta alle logiche del mercato che contribuisca a ricostruire legami sociali, produrre uguaglianza e libertà; una “casa di tutti” che produca anche risparmi economici per dinamiche sinergiche, ( es. una scuola di qualità produce salute e, quindi, risparmio nella spesa sanitaria).

La sinistra propone di fermare le privatizzazioni dei servizi pubblici, l’introduzione del reddito sociale per disoccupati e occupati con lavoro precario, incrementare il valore delle pensioni attuali e di quelle minime, cambiare il meccanismo di rivalutazione collegandolo alla ricchezza prodotta nel paese e all’inflazione calcolata su un paniere di beni e servizi essenziali fermare ogni tentativo di innalzamento dell’età’ pensionabile e abbassare l’età’ pensionabile per lavoratori che svolgono attività usuranti, un intervento legislativo che assicuri una pensione non inferiore al 65% dell’ultima retribuzione.

La sinistra propone di triplicare l’offerta di alloggi a canoni socialmente sostenibili, senza nuove costruzioni indiscriminate, ma attraverso l’uso e il recupero di tutto il patrimonio abitativo esistente, di garantire per gli sfratti il passaggio da casa a casa, abbassare gli affitti superando la legge 431/98, la costituzione di un fondo per la ri-contrattazione dei mutui.

La Sinistra pensa ad un piano per la ricostruzione della scuola pubblica, laica, aperta a tutti e gratuita, ridimensionando progressivamente i finanziamenti pubblici ai privati; l’eliminazione del precariato nella scuola, rinnovamento della didattica, l’elevamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, diritto al sapere per i disabili e per gli adulti per tutto l’arco della vita, un piano per l’edilizia scolastica, il rispetto del tetto massimo di 25 alunni per classe e l’estensione del tempo pieno, un investimento consistente per la ricostruzione dell’università’ pubblica rivedendo i percorsi didattici che parcellizzano il sapere, la riduzione delle tasse, l’eliminazione del numero chiuso e un consistente investimento pubblico nella ricerca ( fino al 2% del PIL) e nella cultura ( dall’attuale 0.26% all’1% del pil). La sinistra propone il ritorno al Sistema Sanitario Nazionale con la ricostruzione di un modello socio-sanitario integrato, superando tutte le forme di privatizzazioni esistenti nella Sanità.


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