L’articolo 11 della nostra costituzione afferma, in modo netto, il RIPUDIO della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; la guerra può essere intesa solo come strumento di difesa di fronte ad un attacco deliberato proveniente da un altro Stato. Sulla carta, in sostanza, l’Italia si dichiara uno Stato pacifista. Nella realtà le cose sono diverse: l’Italia e’ al settimo posto nella classifica mondiale delle spese in armamenti, ospita sul proprio territorio numerose basi militari USA e NATO e, ufficialmente, 90 bombe atomiche nelle basi di Ghedi e Aviano, delle 480 disseminate in Europa dagli Usa, coopera, sulla tecnologia militare con il governo di Israele, responsabile di un ”lento genocidio silenzioso” in terra palestinese e’ membro della Nato che costituisce, ormai, il braccio armato della politica bellica americana. Negli ultimi anni ha incrementato progressivamente le spese militari, ha dato il via alla costruzione di nuove basi militari ( Vicenza ) e dello scudo missilistico USA in Europa orientale.

L’Italia partecipa attivamente, insieme ad altri stati membri della Nato, alla guerra in Afghanistan e a diverse operazioni di peace-keeping che, nella logica del dominio capitalistico del sistema economico occidentale , sono strumento di controllo militare di vaste aree del mondo e, in ultimo, ha dato il proprio assenso alla dichiarazione di indipendenza forzata del Kosovo, contro le risoluzioni Onu, altro tassello delle politiche di dominio Usa.

In questo contesto, a dir poco mortifero, il PD e il PDL operano una totale rimozione sulla guerra. La guerra e’ lotta al terrorismo, operazione di polizia internazionale per la costruzione della democrazia e della pace. Vi e’ la volontà, da parte del PD e del PDL, di restare dentro una logica di rapporti internazionali di dominio e di sfruttamento degli altri popoli, funzionale alla crescita economica dell’occidente.

La Sinistra vuole riconvertire l’industria bellica e dare piena attuazione alla 185/90 che proibisce la vendita di armi a paesi in conflitto, ridurre drasticamente la spesa militare, fermare la costruzione della base di Vicenza e di altre basi militari sul territorio, il superamento della Nato e la riforma dell’ONU in senso più democratico. La sinistra vuole il ritiro delle truppe militari dai fronti di guerra e la cessazione dell’occupazione militare israeliana con la creazione dello stato palestinese autonomo al fianco di quello israeliano. Infine, la sinistra, vuole una seria e profonda riforma della cooperazione internazionale e uscire dalla logica degli “aiuti condizionati”, cancellare definitivamente il debito estero dei paesi poveri e fermare gli EPA ( accordi europei di partenariato economico) con cui si impongono dazi alle esportazioni dei paesi poveri e si erogano ingenti sussidi alle multinazionali europee che, così, possono invadere con facilita’ i mercati esteri impoverendo le popolazioni locali.


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