IL FISCO
Negli anni 70 il PIL, in Italia, era ripartito per il 60% in salari e per il restante 40% in profitti e rendite. Oggi il quadro si e’ completamente rovesciato: il 60% del reddito prodotto va ai profitti e alle rendite, il 40% va ai salari. Secondo i dati della banca d’Italia, dal 2000 al 2006 prezzi e tariffe sono notevolmente aumentati mentre i salari sono rimasti invariati.
Negli ultimi 20 anni l’intervento dello stato nell’economia, nelle questioni sociali e nella redistribuzione della ricchezza e’ stato fortemente ridimensionato dalle politiche dell’ Europa di Maastricht, interne alla globalizzazione neoliberista. nel frattempo le tasse, che non sono sostanzialmente diminuite, non hanno favorito lo sviluppo di servizi, ma hanno governato la politica di privatizzazione ed indirizzato la spesa pubblica in canali privati, con il pretesto del controllo del deficit e del debito pubblico. È emblematico ciò che è successo nella sanità, dove l’introduzione di misure di privatizzazione e razionalizzazione delle ASL ha incrementato gradualmente sempre di più la spesa pubblica, piuttosto che diminuirla, con il blocco delle assunzioni e lo sviluppo di consulenze esterne ed esternalizzazioni dei servizi, peggiorando, in aggiunta, la qualità dei servizi.
L’odio per le tasse si e’ montato per via di uno snaturamento della funzione delle stesse: le tasse dovrebbero finanziare la spesa sociale, la sanità, la cultura, la ricerca , la previdenza, l’assistenza, il reddito sociale, le politiche abitative e non la privatizzazione dell’economia.
In molti paesi europei la pressione fiscale e’ più alta della nostra ma le tasse non sono percepite come un peso perché finanziano uno stato sociale consistente. I dati sopra riportati ci dicono che, in Italia, esiste una vera questione sociale, della disuguaglianza sociale aggravata da più di 100 miliardi, all’anno, di evasione fiscale. Per non parlare dei 618 milioni di euro di finanziamenti pubblici all’imprenditoria, finiti nelle organizzazioni criminali, secondo le indagini della magistratura.
Il partito democratico, in questo quadro, intende agire sulla spesa pubblica tagliandola ulteriormente di 3 punti di PIL nei prossimi tre anni ritenendo necessaria una rapida riduzione del deficit e del debito pubblico. Si punta ad un fisco “amico dello sviluppo” (ossia dei grandi imprenditori), ad un aumento delle detrazioni fiscali per i lavoratori e alla diminuzione generale delle aliquote irpef funzionale alla crescita del PIL e dei profitti.
Il popolo delle libertà punta ad un fisco per le imprese, riduzione progressiva dell’ Irap, progressiva diminuzione della pressione fiscale sotto il 40%, detassazione di straordinari e incentivi legati ad incrementi di produttività, totale eliminazione dell’ici sulla prima casa, abolizione dell’imposta di successione.
Per entrambi i partiti l’idea di progressività del sistema fiscale ( ciascuno paga secondo le proprie ricchezze: i ricchi pagano di più rispetto ai poveri) e’ inesistente e la redistribuzione e’, nel migliore dei casi, una variabile dipendente dalla crescita dei profitti. Meno stato, meno tasse, meno spese sociali, più crescita allargando le disuguaglianze e le povertà, questa la sostanza dei due programmi.
La sinistra, vuole una fiscalità progettuale funzionale alla ricostruzione dello stato sociale, smantellato dalle politiche neoliberiste degli ultimi 25 anni, e alla riduzione delle disuguaglianze. Propone un fisco democratico con la partecipazione dei cittadini alla sua determinazione (bilancio partecipato), attraverso le misure di verifica sui consumi attraverso la detrazione d’imposte su ogni bene commerciabile, propone di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi e aumentarlo per i redditi più alti; propone di introdurre il principio di progressività per la tassazione delle rendite finanziarie e sui profitti e l’introduzione di tassazione o misure di protezione sociale sulle transazioni speculative internazionali; propone di migliorare l’imposta di successione rendendola più progressiva , di ridurre l’ici sulla prima casa per le fasce più deboli , di far pagare l’ici e imposte eque alle organizzazioni del vaticano e intensificare la lotta all’evasione fiscale e ai paradisi fiscali.
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